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Intervista a Ciro Mazza, Corriere del Mezzogiorno

Articolo apparso sul Corriere del Mezzogiorno:
«Sul caffè cattivo ha ragione Report Ci sono zone grigie nella distribuzione»
Mazza (Tico): manca una legge che tuteli i marchi e la qualità

Il caffè napoletano in molti bar è di scarsa qualità? E come si fa a negare una simile verità?». A intervenire a due settimane esatte dal servizio di Report, la trasmissione d’inchiesta di Rai3 che lo scorso 7 aprile ha raccontato con dovizia di particolari la scarsa qualità della bevanda più cara ai napoletani, è Ciro Mazza. Lui di mestiere fa il torrefattore e tiene a precisare che «nell’aroma del caffè ci sono cresciuto». Il marchio di cui è titolare, «Caffè Tico», viene considerato da molti, assieme al «Passalacqua», un vero e proprio pezzo di storia del caffè partenopeo. Il marchio di famiglia nasce, infatti, all’ombra del Vesuvio più di 60 anni fa in un piccolo laboratorio dove una ristretta cerchia di clienti aveva modo di riscontrarne l’ottimo rapporto tra la qualità e il prezzo. «Le esperienze maturate nel corso degli anni e il successo ottenuto sul mercato — racconta Ciro, che oggi assieme alla moglie Silvia Rossetti, guida l’azienda — non hanno cambiato la mission che viene perseguita con passione da noi e dai nostri dipendenti. Il Caffè Tico continua a fornire le sue miscele ai bar ed i suoi prodotti alle famiglie ed alle aziende, ponendo sempre la massima attenzione all’acquisto di qualità pregiate di caffè dai migliori mercati esteri e curando in modo meticoloso i processi di lavorazione». A sentire Ciro il polverone sollevato da Report che aveva interpellato due dei colossi presenti sul mercato, Kimbo e Lavazza, sta tutto nella qualità della materia prima che si utilizza per giungere alla miscela: «Molti torrefattori — spiega — spesso abusano della cosiddetta la “robusta” vietnamita, che è di gran lunga la varietà peggiore. Va anche detto però che la robusta di buona qualità è indispensabile nella preparazione dell’espresso napoletano perché restituisce corpo e pienezza alla bevanda. Spesso una miscela scadente e largamente diffusa costa in media 10 euro al chilo, da noi la qualità meno costosa si aggira attorno ai 15 euro al chilo, eppure nella vendita al dettaglio il divario arriva quasi a zero. Qualcuno potrebbe dire che è troppo costosa ma, dati e numeri alla mano, visto che siamo l’unica torrefazione napoletana che investe ancora in bar di proprietà, vi assicuro che un bar che si rispetti ci guadagna di più nel numero di clienti che riesce a fidelizzare con un buon caffè